Le domande più frequenti...

 

Come si costituisce un'associazione?
La modalità più diffusa per la costituzione di un'associazione è quello della Scrittura Privata Registrata presso l'Agenzia delle Entrate. Per la registrazione e l'attribuzione del Codice Fiscale sono richieste 3 copie dell'Atto Costitutivo e dello Statuto (di cui 2 con marche da bollo da 14,62 € ogni 4 facciate o 100 righe), ed il pagamento, tramite modello F23, di € 168,00.

A cosa serve il codice fiscale?
Il Codice Fiscale è indispensabile per esercitare le attività associative: acquistare beni con fattura, stipulare contratti di locazione, richiedere contributi e/o rimborsi spese a istituzioni, intestare all'associazione beni immobili (tramite il suo rappresentante legale), erogare compensi, versare ritenute d'acconto, compilare dichiarazioni fiscali e tante altre operazioni.

Quali attività  possono svolgere le associazioni?
In linea di principio le APS possono organizzare liberamente tutte le proprie iniziative senza dover richiedere alcuna autorizzazione, a patto che rientrino nelle attività previste dallo Statuto e che siano rivolte ai soli soci. Tuttavia, molte attività sono regolate da specifiche normative di settore (commercio, turismo, norme igienico- sanitarie e di sicurezza ambientale, spettacolo e tutela dei diritti d’autore, normative sul lavoro ecc) e la norma generale va messa a confronto secondo quanto previsto dalle leggi che regolano ogni singola tipologia di attività.

Le associazioni possono svolgere attività commerciali?
Così come le organizzazioni a fini di lucro, anche le APS possono richiedere una Partita IVA e svolgere attività commerciali, rispettando tutti gli obblighi di legge. L'unico limite imposto dal legislatore è la sua misura, che non può essere prevalente rispetto a quella istituzionale. In caso contrario, infatti, si prefigurerebbe una situazione contraddittoria, quale quella di un'ente non commerciale che svolge in prevalenza attività commerciale.

Quando un'attività è considerata commerciale?
Un attività è sempre considerata commerciale quando è rivolta anche ai non soci, ed in alcuni casi specifici, anche se rivolte ai soli soci, tra i quali la somministrazione di pasti (ma solo se l'attività è strutturata e continuativa), gestione di spacci aziendali e di mense, organizzazione di viaggi e soggiorni turistici (sempre se strutturata e continuativa), pubblicità commerciale (come quella da inserire, per esempio, in un volantino).

E' necessario tenere dei registri?
Nelle nostre associazioni, oltre all'Atto Costitutivo ed allo Statuto, sono presenti anche i cosiddetti Libri Sociali (Libro soci, Libro Verbali delle Assemblee, Libro Verbali del Consiglio Direttivo), su cui devono essere annotati periodicamente i momenti rilevanti della vita associativa. Dato che la legge non ne prevede esplicitamente l'esistenza, si tende purtroppo a non attribuire la necessaria importanza anche a questo tipo di atti, dimenticando che sono fondamentali per dimostrare la democraticità dell'associazione, che sono l'unico strumento a disposizione per i soci per verificare e conoscere criteri, motivi, tempi e responsabili delle decisioni prese, e che sono necessari  nei rapporti con soggetti quali istituzioni, banche ecc.

Si  possono ricevere contributi?
Le associazioni possono ricevere contributi, donazioni e corrispettivi dai propri associati, da altre associazioni, da enti o istituzioni. Quando una associazione riceve soldi dovrà rilasciare, se richiesta, una ricevuta. Le ricevute (quietanze) emesse da associazioni per la riscossione di quote e contributi associativi sono esenti dall'imposta di bollo in modo assoluto (art. 7 tabella B, D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 642 come modificato dal D.P.R. 30 dicembre 1982 n. 55), mentre le altre ricevute sono soggette al bollo delle vecchie 2.500 lire (1,81 euro) se la somma versata è superiore a 75,00 euro (art . 13 nota 2a tariffa annessa al D.M. 20 agosto 1992 e succ. mod. - cfr anche DPR 642/72 art8 allegato B). In questi casi un foglio intestato recante l'indicazione del ricevente e della cifra pagata può essere sufficiente.
 
Quali sono gli obblighi fiscali?
Un'associazione non è tenuta a pagare imposte dirette per le attività istituzionali.
Per quelle commerciali, invece, è obbligatorio redigere le dichiarazioni IVA e IRES.
Lo stesso vale per tutti gli obblighi contributivi ed erariali inerenti ai contratti di lavoro.

Un'associazione deve redigere un bilancio?
Si, anche se non nella forma prevista dal Codice Civile.
La legge ci impone invece di redigere un Rendiconto Economico e Finanziario, e farlo approvare annualmente dall'Assemblea dei soci.
Il rendiconto rappresenta uno strumento decisamente più adatto per dare spazio a criteri di valutazione diversi, estranei alla logica del profitto, quali il beneficio sociale, il perseguimento di valori, la solidarietà o quanto altro sta invece nella natura di un ente che non ha come scopo il lucro. L’essenziale è che il documento che viene presentato rispecchi la vita associativa e che sia "confermato" da documenti, necessari a  dimostrare (anche a distanza di alcuni anni) che quanto è stato scritto (e che si è chiesto ai soci di approvare) corrisponde a verità. L'obbligo della tenuta dei documenti, anche se non espressamente previsto dalla legge, è chiaramente desumibile dall'obbligo del Rendiconto Economico e Finanziario ed è, soprattutto, un indice di trasparenza, correttezza e democraticità dell'associazione.

Un'associazione  può assumere lavoratori dipendenti?
Si, oltre al lavoro libero, volontario e gratuito, le APS possono ricorrere anche al lavoro retribuito, anche dei propri associati, sotto qualsiasi forma (lavoro dipendente, autonomo, a progetto, associazione in partecipazione). In questo caso dovranno essere attivati tutti gli obblighi fiscali e contributivi previsti dalla legge.